"Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti." In queste parole di Cesare Pavese tratte da "La luna e i falò" c’è forse il senso del viaggio e del ritorno, del ricordo e della nostalgia che accompagna chi ha lasciato il proprio paese e la propria città per cercare altrove un progetto di vita migliore. Una riflessione che ha coinvolto nell’ultimo secolo 27 milioni di italiani che hanno lasciato l’Italia per altre terre sconosciute e lontane. In cento anni se n’è andata la metà della popolazione italiana e oggi colpisce il fragoroso silenzio che ha accompagnato quest’evento. Di esso non vi è traccia nei libri di storia, non costituisce un elemento sul quale provare a costruire l’identità del nostro paese.
Parma e la sua Provincia sono da un po’ di tempo impegnate nel tentativo di ridare voce a chi voce non ha mai avuto e riconsegnare alla memoria della comunità le storie di tante persone. I loro successi ed i loro fallimenti, le gioie e le tragedie che hanno accompagnato la loro vita lontano dal nostro paese.
Per questo Parma e la sua Provincia hanno accolto con riconoscenza ed affetto i nostri concittadini che si sono incontrati in occasione della
Terza Conferenza degli Emiliano Romagnoli nel mondo. E non poteva essere diversamente. Qui l’emigrazione ha segnato, più che altrove, la vita di intere comunità, ha visto famiglie dividersi e i loro figli partire. Per noi l’emigrazione è una vicenda vecchia di secoli, già nel cinquecento era già un fenomeno sociale rilevante che richiamava l’attenzione di chi aveva responsabilità di governo. All’inizio un’emigrazione girovaga (accattonaggio, piccolo commercio, piccoli circhi ambulanti) poi sempre più stabile e qualificata. Un’emigrazione che ha anche accompagnato le grandi trasformazioni economiche e sociali di tanti paesi e contribuito alla loro crescita, specie in America Latina, ma che ha anche pagato un prezzo alto all’interno delle grandi tragedie del secolo scorso come la guerra. Un esempio su tutti l’affondamento dell’Arandora Star.
Ma oggi è necessario guardare avanti e, accanto allo sforzo di ricomposizione della memoria, dobbiamo immaginare quale contributo positivo d’esempio la nostra storia d’emigrazione può dare per costruire una società inclusiva, nella quale i nuovi cittadini che per la prima volta arrivano qua da noi possano trovare efficaci opportunità d’inserimento e contribuire alla crescità e alla prosperità del nostro paese. Ma nello stesso tempo riflettere sul fatto che le nostre associazioni diffuse in ogni continente insieme ai loro membri rappresentano una rete di rapporti da utilizzare per le politiche di internazionalizzazione del nostro territorio. Diventa quindi strategico puntare sulle nuove generazioni, sul loro desiderio di recuperare il rapporto con la terra dalla quale sono partiti i loro genitori e costruire nuove relazioni più mature e coerenti con la velocità di trasformazione della società.
-stage nelle aziende
-master all’Università degli studi di Parma e Bologna riservati ai giovani
-e insieme a tutto questo possibilità di scambi e nuove opportunità di relazioni messe a disposizione dalle nuove tecnologie
-ed ancora
nuovi progetti su cui si sta lavorando come quello - avviato - di una
Web Radio (link a www.radioemiliaromagna.it) che tenga in rete le associazioni dei nostri concittadini nel mondo e possa rappresentare uno strumento agile e moderno per costruire nuovi rapporti e fare da ponte con il territorio dell’ Emilia Romagna
-accanto a questo una Fondazione che possa selezionare e far crescere progetti proposti da giovani emiliano romagnoli con lo scopo di proporre modelli imprenditoriali ed economici di successo e nello stesso tempo creare rapporti sempre più solidi con la società regionale.
In ogni caso è stata, in qualche modo l’occasione per fare un bilancio del lavoro fatto in questi anni, ma anche l’occasione per aprire una nuova fase di rapporti con i nostri concittadini che sono sparsi per il mondo e per la quale si sta lavorando in prospettiva.
Un rapporto maturo con questo tema deve prima di tutto superare i luoghi comuni e prendere coscienza che il fenomeno migratorio non è finito. Molti sono ancora coloro che se ne vanno dal nostro paese e scelgono di vivere in paesi stranieri. Cambiano le necessità e le motivazioni che spingono alla partenza; si va via più attrezzati ad affrontare il mondo ma rimane inalterato il bisogno di riconoscersi in un luogo e sapere che comunque vada c’è un posto nel mondo che ti aspetta, è disposto a riaccoglierti e riabbracciarti. Forse lì non tornerai mai e quando accadrà non lo riconoscerai più. Ma il sapere che c’è ti da forza per affrontare le difficoltà della vita. E’ capitato anche ad Ulisse con la sua Itaca.